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50° ANNIVERSARIO CONVENZIONE EUROPEA DEI DIRITTI DELL’UOMO
ROMA, PALAZZO DI GIUSTIZIA - PIAZZA CAVOUR, sabato 04/11/2000.
Resoconto a cura dell'Avv. Paola Sinesi
Intervento dell’Avv. Alfredo Garofalo, Presidente dell’Unione Degli Avvocati d’Italia.
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L’ordine degli avvocati di Roma ha celebrato sabato 4 novembre 2000 presso la Corte di Cassazione:
"Il 50° anniversario della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo".
L’introduzione al convegno è stata dell’avvocato Filippo Lubrano, Presidente del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Roma.
L’Avv. Lubrano si è rifatto a Norberto Bobbio, quale precursore di quei principi e valori contenuti nella stessa Convenzione ed ha informato i presenti che presso il Campidoglio sempre sabato quattro stato sottoscritto il protocollo n.12 che prevede la tutela di qualunque tipo di discriminazione. Alla destra dell’Avv. Lubrano era presente l’Avv Maurizio de Stefano, Segretario della Consulta per la Giustizia Europea dei Diritti dell’Uomo. Avvocato di grande spessore, che ha dimostrato costante impegno e grande sensibilità ai problemi di salvaguardia dei diritti umani, ha riferito la grande affluenza che si è avuta l’anno scorso per il primo corso sulla tutela dei diritti umani. Ha poi, volutamente lasciato spazio agli oratori nell’ordine:
Il primo intervento è stato del Prof. Giorgio Recchia, professore ordinario di diritto costituzionale italiano e comparato, il quale ha introdotto la relazione affermando che: la convenzione è il risultato di un incontro di culture giuridiche diverse, è un laboratorio vivente di diritto comparato. La Convenzione è legge ed essendo legge va applicata dal Giudice Nazionale e né può essere abrogata da leggi italiane successive. Poi ha riferito delle condanne dell’Italia per la durata eccessiva dei processi e della grave situazione del contenzioso che si è andata accumulando nel corso degli anni presso la Corte europea dei diritti dell’uomo. Le condanne evidenziano come la lentezza eccessiva della giustizia sia un pericolo per lo Stato di diritto. Per esempio le sentenze A.P. Di Mauro , Ferrari e Bottazzi del 28 luglio 1999, rappresentano dei provvedimenti con cui la Corte ha ritenuto, per la prima volta, che il fenomeno della lentezza della giustizia civile e amministrativa in Italia costituisca una prassi incompatibile con la Convenzione.
Senza una collaborazione attiva da parte degli organi interni chiamati in causa la situazione lesiva constatata dalla Corte rischia di permanere, il chi va a scapito in primo luogo dell’individuo ma anche dell’organo, nella fattispecie giudiziario, chiamato in causa e che può esserlo nuovamente nell’ambito di un nuovo ricorso dell’individuo contro lo Stato italiano qualora la violazione dovesse permanere. Il Prof. Giorgio Recchia ha concluso sottolineando che sarebbe errato vedere la questione in termini di conflitto tra un meccanismo esterno e il sistema nazionale: le pronunce della Corte servono, oltrechè a dar soddisfazione all’individuo concretamente offeso, a stimolare il diritto interno, meglio tutelare la persona ( nell’interesse in fin dei conti della comunità nazionale nel suo insieme) Il modo in cui l’ordine giuridico interno ha risposto a questo stimolo, che esso stesso ha sollecitato aderendo alla Convenzione, rivela quanta importanza effettivamente tale ordine attribuisca alla tutela dei diritti alla persona. Grande merito stato degli avvocati che hanno utilizzato le norme della Convenzione ed hanno contribuito a sviluppare questa cultura giuridica di rispetto dei diritti dell‘uomo.
Il secondo intervento è stato del Prof. Augusto Sinagra, Prof. ordinario di diritto internazionale. Ha iniziato la sua relazione riferendo che si registra poco interesse tra gli ordini giudicanti ad utilizzare ciò che viene dal diritto esterno e cioè dalla Convenzione.
Il sistema europeo di protezione dei diritti dell’uomo, nell’ambito del Consiglio d’Europa è nato con l’adozione, nel 1950, della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo e la sua entrata in vigore, nel 1953. La Convenzione è un trattato internazionale che contiene una lista di diritti fondamentali garantiti. A differenza della maggioranza dei trattati sui Diritti dell’Uomo, la Convenzione presenta caratteristiche che la rendono strumento efficace di protezione:
- la Convenzione non è una dichiarazione d’intenti, ma la sua ratifica rende obbligatorio il rispetto da parte dello Stato dei diritti e delle libertà garantiti nei confronti di chiunque si trovi sotto la sua giurisdizione (art.l. della Convenzione);
- la Convenzione ha istituito un sofisticato meccanismo di controllo giurisdizionale, che il Protocollo n.ll, entrato in vigore il l° novembre 1998 ha inteso semplificare e rafforzare. La "nuova" Corte europea dei diritti dell’Uomo, attualmente composta di quarantuno giudici - uno per ogni Stato membro del Consiglio d’Europa - è divenuta organo permanente ed a essa si rivolgono ora direttamente i ricorsi presentati contro uno Stato da un altro Stato o da un individuo. La protezione offerta dalla Convenzione non è collettiva, ma individuale. E’ cioè legittimato ad agire chi è direttamente vittima dell’assenta violazione di uno dei diritti garantiti. Non è invece ammissibile una actio popularis.
Da parte delle giurisdizioni italiane si è spesso sostenuto che le norme della Convenzione fossero troppo vaghe per essere direttamente applicabili. Soltanto recentemente, la Corte di Cassazione italiana ha affermato che esse sono di immediata applicazione e che è compito del giudice nazionale interpetrare e valutare le norme interne in modo compatibile con la Convenzione.
Il Prof. Sinagra ha affermato, inoltre, che i diritti della realtà umana hanno un valore relativo al tempo in cui sono stati affermati; la Corte non si considera vincolata dai precedenti giurisprudenziali, anche se è presente l’esigenza di assicurare la certezza del diritto e un’evoluzione coerente della giurisprudenza. Il superamento di un orientamento giurisprudenziale si giustifica per motivi
pressanti, laddove, ad esempio, serve a garantire che l’interpetrazione della Convenzione sia in linea con l’evoluzione della società. Dunque la Convenzione è strumento dinamico, che viene interpetrato alla luce della situazione attuale, in questo modo nella valutazione di una fattispecie entra in considerazione l’evoluzione dell’atteggiamento, del sentire sociale nei confronti di un determinato problema.
Il terzo intervento è stato dell’Avvocato Silvano Berti, quale Presidente Organismo Unitario Dell’Avvocatura (O.U.A.).
L’avvocato ha dissentito dai contenuti portati dal disegno di legge Pinto, in quanto detto disegno vuole conferire l’ammissibilità e la proponibilità dei ricorsi dalla Corte di Strasburgo ai giudici italiani.
Ha ribadito che l’Avvocatura deve impegnarsi affinchè nel disegno di legge siano presenti i contenuti della Convenzione ai fini di una maggiore tutela dei diritti dei cittadini.
Tra i numerosi interventi delle varie Associazioni sono stati presenti:
- l’Avvocato Guido Romanelli, Presidente dell’Unione Giuristi Cattolici, Associazione nata nel 1948 Quest’ultimo ha riferito che dal 1998 al 2000 ci sono state 1000 condanne dello Stato Italiano per la lentezza dei processi.
- l’Avvocato Enzo Di Filpo, Coordinatore della Sezione di Palermo dell’Unione Forense per la Tutela dei Diritti dell’Uomo, il quale ha comunicato un’indifferenza di molti Stati per la Corte di Strasburgo poichè il Tribunale di Strasburgo è l’unico Tribunale internazionale che possa emettere sentenze contro gli Stati.
- l’Avvocato Alfredo Garofalo, quale Presidente dell’Unione degli Avvocati d’Italia, il quale ha aderito pienamente all’intervento del Presidente dell’O.U.A. sul disegno di legge Pinto, in corso d’approvazione da parte del Parlamento Italiano, facendone proprie le argomentazioni addotte.
E a tal proposito l’U.D.A.I. sta raccogliendo commenti provenienti da operatori del diritto di tutti Italia che avrà cura di inviare alla Camera dei Deputati perchè ne tengano il dovuto conto.
Intervento dell’Avv. Alfredo Garofalo, Presidente dell’Unione Degli Avvocati d’Italia.
In chiusura di un suo indimenticabile discorso, che l’Unione degli Avvocati d’Italia si premurerà di divulgare, Sua Santità Paolo VI, ricevendo i Componenti del Direttivo dell’Unione Internazionale degli Avvocati, ebbe a dire:
" Noi abbiamo rilevato nel programma del Vostro nuovo Statuto il vostro proposito di contribuire alla istituzione di un ordine giuridico internazionale fondato sui principi della giustizia fra tutte le nazioni per il diritto e per la pace".
Era il 1965. Sedici anni prima, il 5 maggio 1949, era stato fondato a Londra il Consiglio d’Europa, la prima Unione di Stati europei aventi come scopo un più stretto legame per preservare i valori della civiltà europea, cui avrebbe fatto seguito – nel novembre del 1950 – a Strasburgo, la Convenzione europea per la difesa dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, di cui oggi celebriamo il Cinquantenario, auspice il Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Roma.
Sono dunque trascorsi poco più di cinquant’anni dalla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo; altrettanti dalla istituzione del Consiglio d’Europa e, quindi, dalla Convenzione Europea per la difesa dei Diritti dell’Uomo e delle Libertà Fondamentali.
Sono stati 50 anni di progresso, di profondi cambiamenti culturali, sociali, politici e di grande impegno per la ricerca di nuovi assetti nei rapporti tra gli Stati. Ma persistente è stata, purtroppo, in tutto il mondo la violazione dei diritti umani: nonostante le dichiarazioni di principio, gli impegni convenzionali e la costante aspirazione di una nuova giustizia internazionale, gli autori dei crimini contro la pace, dei crimini di guerra e dei crimini contro l’umanità hanno continuato a giovarsi della consueta impunità.
Sotto il titolo "Protezione internazionale dei diritti umani – L’ingerenza umanitaria", in pagine che fanno parte dell’opera "Anno Duemila – primordi della storia mondiale", pubblicata a cura di Carlo Cardia, il prof. Giuliano Vassalli scrive: "Sul finire del secondo millennio cristiano e cercando di guardare verso le sorti dell’umanità nel terzo millennio, mentre il disordine nelle più varie parti del mondo continuamente si accresce e proseguono gli orrendi massacri che hanno caratterizzato il secolo ventesimo, sembrano essersi tuttavia accresciute quelle speranze molto antiche verso un governo mondiale, che, riferendosi piuttosto ad un diritto cosmopolito, Emmanuele Kant vedeva indissolubilmente legate all’ideale di una pace perpetua: pace tra gli Stati e le innumerevoli etnie della Terra ma anche, ovviamente, all’interno delle nazioni e dovunque residuino differenze tra gruppi di esseri umani variamente contrapposti. In questo quadro è indiscutibile –afferma il prof. Vassalli- che negli ultimi anni, accanto all’obiettivo primario della eliminazione della fame in vaste parti del mondo ed a quello, parimenti primordiale, della prevenzione e del contenimento di angosciosi eventi della natura, oltre che della prevenzione e della cura delle malattie, si è venuto affermando un bisogno di protezione dei diritti umani più elementari e di giustizia nei confronti delle loro più grandi violazioni".
E, nell’esprimere un concetto di vera e propria universalizzazione della protezione dei diritti umani, diffuso e particolare è -da parte dell’insigne Maestro- il richiamo alla intensa prosecuzione dei lavori per la creazione e messa in funzione di una Corte Internazionale Penale.
Non è certamente questa la sede per addentrarci su questo problema, di fronte al quale sentiamo peraltro impari le nostre modeste forze.
E’ certo che l’impegno internazionale per la prevenzione o il contenimento delle violazioni dei diritti umani è un impegno sempre arduo che resta, per l’organizzazione internazionale che 50 anni fa volle farsene promotrice, un impegno sacro.
E’ del marzo 1992 una conferenza-dibattito sul tema: "L’uso della forza nel diritto" di cui fu relatore il prof. Vincenzo Starace dell’Università di Bari, promossa dall’Unione degli Avvocati d’Italia, rappresentata da chi vi parla.
Un incontro a più vasto raggio si svolse dal 31 maggio al 2 giugno di quell’anno sui temi: - La Corte Europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo;
- La Corte di Giustizia delle Comunità europee di Lussemburgo;
- Rifugiati e asilo politico;
ai quali portarono il contributo della propria specifica competenza l’avv. Maurizio de Stefano, Segretario della Consulta per la Giustizia Europea dei Diritti dell’Uomo, ed il prof. Claudio Zanghì, Professore ordinario di diritto internazionale.
Seguì, quindi, a dicembre, la conferenza sull’ "Efficacia del sistema di garanzia istituito dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo", di cui fu relatore il prof. Starace.
Nel maggio del 1992 un folto gruppo di soci dell’Unione Degli Avvocati d’Italia partecipa ad un viaggio-studio a Strasburgo. In tale occasione essi visitano il Parlamento e la Corte ed assistono ad un’udienza presso la Corte europea dei Diritti dell’Uomo.
Un altro viaggio verrà organizzato dall’U.D.A.I. nell’aprile del 1998. I partecipanti incontrano in tale occasione il Presidente della Corte e partecipano ad una lezione illustrativa sulle nuove regole di procedura della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo.
Nel 1994, intanto, era stato organizzato, a cura della stessa U.D.A.I., presso la Biblioteca del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Bari, un corso di diritto comunitario ed europeo, che si svolse dal febbraio al maggio di quell’anno. Il corso, riguardante temi e discipline di particolare interesse sugli atti e le istituzioni comunitarie, fu tenuto da docenti e studiosi provenienti da varie Università italiane e dalla stessa Corte di Strasburgo.
Due sono stati i Convegni forensi organizzati dall’UDAI: quello del maggio 1999 a Sorrento, sul tema: "Professione forense e forme societarie nella prospettiva del Mercato Europeo", con le relazioni degli Avv.ti Emilio Nicola Buccico, Presidente del Consiglio Nazionale Forense, Maurizio De Tilla, Presidente della Cassa di Previdenza degli Avvocati e Giuseppe Tucci dell’Università di Bari, e quello del maggio di quest’anno a Palermo sul tema: "Avvocati europei per cittadini europei. Funzioni della Federazione Europea degli Ordini Forensi", relatori lo stesso Sindaco di Palermo, on.le Leoluca Orlando, l’avv. Carlo Vermiglio, Presidente della Federazione Europea degli Ordini Forensi e l’avv. Buccico, Presidente del C.N.F.
Le finalità fin qui perseguite dall’UDAI continueranno ad alimentare i suoi propositi per la realizzazione di programmi nei quali spetti, come sino ad oggi, un posto di primaria importanza a quelli riguardanti l’attività della Consulta per la Giustizia Europea dei Diritti dell’Uomo.
Questo ci auguriamo nel reciproco scambio degli impegni e della collaborazione.
Avv. Alfredo Garofalo
Roma, Consiglio Ordine degli Avvocati - 4 novembre 2000
